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IN PARTICOLARE, L'ULTIMA CENA
L'ARTISTA A MILANO



Leonardo lascia Firenze per Milano all'età di trent'anni, nel 1482. Parte all'improvviso, lasciando incompiuta la pala d'altare dell'Adorazione dei Magi. I motivi del suo viaggio non sono del tutto chiari: secondo alcuni biografi dell'epoca (tra cui il Vasari) si muove per conto di Lorenzo di Magnifico in una sorta di missione diplomatica, portando a Ludovico Sforza (che diverrà noto con il nome di Ludovico il Moro, si ipotizza per via della carnagione scura), un dono prezioso. Probabilmente Leonardo va a Milano anche in cerca di nuove commissioni.
Nel 1482 il Moro governa di fatto in veste di tutore del nipote, ben prima di acquisire il titolo di duca, cosa che avverrà solo nel 1494. In una lettera a Ludovico, Leonardo elenca i molti modi in cui ritiene di poter essere utile a corte, per esempio come esperto militare. All'epoca, infatti, si riteneva che un artista in grado di realizzare una statua di bronzo, sapesse anche realizzare un cannone. Nei 17 anni in cui Leonardo rimase a Milano fu impegnato in svariati ambiti, come pittore, scultore, architetto e ingegnere. Sappiamo di progetti per macchine da guerra (i famosi “carri coperti, sicuri e inattaccabili”, simili ai carri armati, o altre armi da fuoco che assomigliano alle moderne mitragliatrici), di opere idrauliche, di urbanistica, di architettura. Il duca inoltre, si servì largamente di Leonardo per ideare e organizzare le complesse feste di corte che animavano banchetti e matrimoni, facendogli progettare macchine teatrali e altri congegni. I signori tenevano molto alla riuscita di tali eventi, utili per esibire la raffinatezza e la ricchezza della corte. Del lavoro dell'artista in questo ambito rimangono diversi disegni; molto significativi sono quelli riferiti ai costumi disegnati in occasione della festa del Paradiso, allestita nel 1489 per le nozze di Gian Galeazzo Sforza con Isabella d'Aragona.
La preparazione di tali festeggiamenti segna la presenza sempre più continua di Leonardo alla corte sforzesca, ulteriormente sancita dal documento risalente alla primavera del 1489 con il quale viene dato incarico all'artista di erigere un monumento equestre a Francesco Sforza, il padre del Moro, un monumento che già nelle intenzioni si pone come smisurato, quale mai si è visto nelle città d'Europa, pari a circa tre volte la grandezza reale.
Per realizzarlo Leonardo iniziò a costruire un modello di argilla del cavallo, necessario per la fusione in bronzo del monumento, (lo stesso modello che sarà preso di mira dalle balestre dei soldati francesi). L'opera però non fu mai realizzata: agli inconvenienti per la fusione di un monumento di così grandi dimensioni si unirono le vicissitudini storiche, la straordinaria quantità di bronzo occorrente per la realizzazione servirà per la costruzione di cannoni.

LA COMMISSIONE DEL CENACOLO

Nel 1494, la discesa di Carlo VIII getta nel terrore mezza Italia ma, per quanto riguarda lo stato di Ludovico il Moro, non ha pesanti conseguenze. Proprio quando gli incarichi più importanti sembrano scarseggiare e Leonardo scrive lettere (o bozze di lettere), al Moro in cui si lamenta per la precarietà delle proprie condizioni economiche egli gli affida la più grande commissione sforzesca dei suoi anni milanesi: la decorazione del refettorio di Santa Maria delle Grazie.
Il Moro ha deciso di fare del complesso conventuale il luogo attraverso il quale testimoniare il suo potere, facendo della chiesa un monumento alla gloria e al prestigio della famiglia.
Il domenicano, Matteo Bandello, novizio alle Grazie in quegli anni racconta in una delle sue novelle una giornata di lavoro di Leonardo. Dal racconto emerge il modo discontinuo di operare di Leonardo che passa da giornate di fervente attività a giorni di inoperosità, nei quali non è da escludere rivolgesse la sua attenzione a progetti concomitanti, quale il grande modello in argilla per il monumento equestre a Francesco Sforza.
Del resto i suoi manoscritti recano continua traccia degli infiniti richiami della sua indomabile curiosità scientifica.
Nel 1497 i frati si spazientiscono e sollecitano l'intervento del Moro, il quale a sua volta invita l'artista a concludere il lavoro nei tempi concordati.
Mentre è a Santa Maria delle Grazie riceve una visita, quella del cardinale francese Raymond Péraud; i due si mettono a discorrere di arte e in particolare del raffronto tra i perfetti dipinti 'moderni' come quelli di Leonardo e le opere dei grandi artisti classici. Leonardo rivela inoltre, al cardinale, a riprova della posizione di successo conquistata, di essere un artista molto ben pagato, visto che il duca gli versa uno stipendio di ben 2000 ducati. Dichiarerà oltre a ciò, che «aveva molto caro che ciascuno, veggendo le sue pitture, liberamente dicesse sovra quelle il suo parere» come riferisce sempre il Bandello.


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