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IN PARTICOLARE, L'ULTIMA CENA
IL LUOGO



LA CORTE DEGLI SFORZA

Quando Leonardo giunge a Milano, la città è la capitale di uno dei più ricchi stati della penisola, al culmine del suo splendore e elemento fondamentale dello scacchiere politico italiano. Ricca, militarmente forte, la Milano rinascimentale (possiamo vederla in una mappa cinquecentesca tratta dal Civitates Orbis Terrarum) è una delle grandi capitali europee. Leonardo con essa manterrà un legame molto forte, tanto da renderla di fatto una delle sue patrie d'adozione. Nelle strade e nei palazzi di Milano, infatti, il pittore, l'ingegnere, lo scultore e l'architetto avrà modo di realizzare alcuni tra i suoi più grandi capolavori (la rete di canali e chiuse dei Navigli milanesi ne è un esempio fra tutti) e di elaborare buona parte delle idee e dei progetti che faranno di Leonardo il genio polimorfo del Rinascimento italiano.
Artefici della fortuna di Milano e detentori di tante ricchezze sono gli Sforza. La storia di questa famiglia inizia alla fine del XIV secolo, con Muzio Attendolo, nativo di Cotignola, che lascia il lavoro dei campi, diventa mozzo di stalla per l'esercito, quindi uomo d'arme, infine capitano di ventura. Come tale milita al soldo di questa o quella signoria nelle continue guerre che contrappongono gli stati italiani. Mentre combatte per gli angioini di Napoli, muore. Il suo posto viene preso dal figlio, Francesco Sforza, vero fondatore della potenza di questa famiglia. Francesco continua la campagna contro gli aragonesi, poi rientra a Milano, dove al potere sono i Visconti. Presso la corte viscontea Francesco si confronta con altri famosi capitani di ventura, come il Carmagnola o Niccolò Piccinino. Più abile degli altri riesce a ottenere la mano dell'unica erede di Filippo Maria Visconti, Bianca Maria, la futura madre del Moro. Bianca Maria è una figlia illegittima e la sua successione è contestata. Altri signori, come Alfonso d'Aragona, accampano diritti e minacciano Milano, che nel frattempo è divenuta repubblica. Francesco combatte in un primo momento dalla parte della repubblica, finché non riesce, nel marzo del 1540, a penetrare in città e ad essere accolto dai milanesi come duca. Inizia così il dominio degli Sforza e Francesco dà subito avvio a una serie di riforme dello stato in senso assolutistico. Quando nel 1466 Francesco muore, gli succede il primogenito Galeazzo Maria, fratello del Moro. Quest'ultimo, non all'altezza del padre, accresce lo splendore della corte, ma non ne rilancia l'economia. Il giorno di Natale del 1476 muore pugnalato, vittima di una congiura. A questo punto Ludovico il Moro, uno dei fratelli di Galeazzo Maria, riesce a convincere la moglie di quest'ultimo, Bona di Savoia, ad accettare il suo tutorato sul figlio e legittimo erede al titolo di duca: Gian Galeazzo, che all'epoca è un bambino di circa nove anni. Inizia così un altro periodo di splendore per la corte degli Sforza. Ludovico si sente il vero erede del grande Francesco e non a caso commissiona a Leonardo un monumento equestre dedicato al padre. Resterà al potere fino a quando, nel 1499, verrà cacciato dai francesi. Con lui finisce di fatto lo splendore di questa dinastia. I suoi discendenti riprenderanno il potere per brevi e alterni periodi, fino a quando, nel 1535, Francesco II Sforza morirà senza eredi.


IL CASTELLO E LA CORTE

Con l'avvento degli Sforza, Galeazzo Maria promuove il trasferimento della sede di corte dal palazzo situato vicino al Duomo, da allora conosciuto come Corte Vecchia, al Castello Sforzesco, presso il quale verrà fatta edificare la Corte ducale. Il castello inizia così la sua trasformazione da baluardo militare a sede di una delle più splendide corti del Rinascimento. Oltre alla sede principale in città, la corte dispone anche di altri castelli nel ducato quali Pavia e Vigevano.
La corte si presenta come un organismo complesso, come luogo e come insieme di tutti coloro che ruotano attorno alla figura del duca e del ducato e ne curano gli aspetti privati e quelli pubblici. La pubblica amministrazione, la rappresentanza, la difesa e la vita culturale di una corte comportano un notevole dispendio economico. Senza calcolare che molte figure che ricoprono una posizione al suo interno, risiedono nel castello. Alcuni ufficiali vivono nell'ala chiamata la Rocchetta, mentre una delle sale più isolate e riservate del complesso è quella del tesoro, situata nella torre dell'ala abitata dal duca, in cui lavora il tesoriere di corte. Il pagamento dei salariati rappresenta dunque una delle voci di spesa più importanti nelle finanze ducali e la condizione di salariato è quella più ambita da diverse categorie sociali: i burocrati, gli artisti, i letterati, i musici. Dopo il 1470 lo splendore di una corte diviene un elemento essenziale per stabilire il livello di autorevolezza e prestigio di un principe. In tal senso il ruolo degli intellettuali e degli artisti è prima che insegnare o dipingere, quello di dare lustro con le opere al loro “signore”.


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