Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di visita. Chiudendo questo banner acconsenti all’uso dei cookie.

Michelangelo Buonarroti, Tondo Doni

Galleria degli Uffizi, Firenze

Opera

Autore: Michelangelo Buonarroti
Soggetto: Tondo Doni
Datazione: 1507 circa
Tecnica: tempera su tavola 
Misure: 120 cm (diametro senza cornice)
Collocazione: Galleria degli Uffizi, Firenze

Ripresa fotografica

IMMAGINE
Dimensione: 2.538.733.144 pixel (50162x50612)
Profondità di colore: 16 bit per canale
Data scatti: Luglio 2012
Numero di scatti: 247

ATTREZZATURE 
Fotocamera: Nikon D800E
Software di Acquisizione: Nikon Camera Control Pro 2
Software di Verifica e Postprocessing: Nikon Capture NX 2


CREDITS
Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Si ringrazia la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, la Direzione e il personale della Galleria degli Uffizi
- Riproduzione vietata -

Tiziano Vecellio, Venere di Urbino (1538)

Galleria degli Uffizi, Firenze

La Sindone e Haltadefinizione : le riprese del 2008

Tra il 22 e il 23 gennaio 2008 Haltadefinizione® è stata impegnata nella ripresa fotografica in alta definizione del Telo della Sindone. Nel corso di un'apertura straordinaria del sistema di conservazione, su autorizzazione dell'allora Custode della Sindone Card. Poletto, in accordo con la Santa Sede, Haltadefinizione® è stata autorizzata all'acquisizione digitale in altissima definizione dell'immagine della Sindone.
Le riprese di Haltadefinizione® rappresentano un traguardo molto importante nella documentazione della Sindone: l'intera superficie del telo è stata ripresa utilizzando un'avanzata tecnica fotografica in alta definizione. Un processo molto simile, su scala ridotta, al principio del rilevamento topografico del territorio.
L'immagine raggiunge una risoluzione ottica senza precedenti che permette di cogliere dettagli non visibili a occhio nudo, fino a distinguere nitidamente i singoli elementi che compongono la fibra con la quale è tessuto il telo: filamenti del diametro di pochi centesimi di millimetro.
Ma la ripresa fotografica della telo, ha richiesto un'attenta gestione degli aspetti più critici del progetto. Il movimento in sicurezza del sistema di ripresa è stato gestito per mezzo di un carrello scorrevole su binari paralleli alla teca. Il sistema di illuminazione è stato appositamente realizzato per filtrare qualsiasi emissione di radiazioni dannose per il telo e una particolare attenzione è stata dedicata alla calibrazione dello spettro cromatico, elemento che ha consentito di riprodurre fedelmente le tonalità sia del tessuto sia dell'immagine sindonica.

Tutte queste precauzioni hanno permesso di ridurre al minimo il rischio di lesioni e contaminazione della Sindone. 1649 scatti fotografici, ognuno dei quali rappresenta un'area delle dimensioni di un biglietto da visita, hanno consentito di generare un'unica immagine di 12 miliardi di punti archiviata in un singolo file di 72 Gigabytes, pari al contenuto di 16 DVD.
Per riprodurre l'intera immagine al massimo livello di ingrandimento, sarebbe necessario disporre di un gigantesco telo delle dimensioni di 68 metri di base e 18 di altezza.
La fotografia digitale in alta definizione, prodotta da Haltadefinizione®, è lo strumento indispensabile per gli studiosi per poter accedere in qualsiasi momento alla visione ravvicinata del telo e consentire lo studio e l'elaborazione in tempo reale dell'immagine.

Caravaggio, Bacco (1597)

Galleria degli Uffizi, Firenze

Opera

Autore: Michelangelo Merisi chiamato Caravaggio
Soggetto: Bacco
Datazione: 1597 circa
Tecnica: olio su tela
Misure: 101 x 89 cm
Collocazione: Galleria degli Uffizi, Firenze

Il Bacco venne dipinto da Caravaggio intorno al 1597 per conto del Cardinal del Monte. 
Le vicende moderne di questa tela hanno dell'incredibile: abbandonata per anni all'interno dei depositi della Galleria degli Uffizi dove era classificata tra le opere di meno valore, venne portata alla luce solo nel 1913, quando Matteo Marangoni ne notò la strordinaria qualità e la ritenne copia di un originale caravaggesco. Già nel 1916 però, seguendo la geniale intuizione di Roberto Longhi, gli studiosi riconoscevano nelle fattezze del Bacco la mano inconfondibile di Caravaggio. 
I tratti della giovane divinità pagana ricordano da vicino quelli del Suonatore di liuto e della Buona Ventura del Louvre. Il volto in carne di Bacco mostra guance accese e profondi occhi scuri. I pampini che decorano i capelli, con le loro sfumature autunnali, hanno uno stretto legame con le foglie della Canestra di Frutta dell'Ambrosiana, citata anche nella varietà dei frutti della natura morta posta in primo piano.
Secondo Giovanni Baglione, uno tra i primi biografi del maestro, questo quadro sarebbe stato dipinto da Caravaggio guardando la propria immagine riflessa in uno specchio: per questo Bacco tiene il calice nella mano sinistra. La posa, i tratti del viso, le unghie sporche: sono tutti dettagli più adatti a un "torpido e assonnato garzone d'osteria romanesca" (Longhi) che non a una divinità.

Ripresa fotografica

IMMAGINE
Dimensione: 3.426.237.936 pixel (54.876 x 62.436)
Profondità di colore: 16 bit per canale
Data scatti: Febbraio 2010
Numero di scatti: 198

ATTREZZATURE 
Fotocamera: Nikon D3X
Software di Acquisizione: Nikon Camera Control Pro 2
Software di Verifica e Postprocessing: Nikon Capture NX 2

CREDITS
Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Si ringrazia la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, la Direzione e il personale della Galleria degli Uffizi
- Riproduzione vietata -

Michelangelo Merisi detto Caravaggio (Milano 1571 - Grosseto 1610)

Nasce a Milano il 29 settembre del 1571. Inizia la sua carriera come allievo nella bottega di Simone Peterzano, pittore milanese presso il quale Caravaggio riceve la prima educazione artistica. La pittura lombarda, caratterizzata da un'attenzione particolare per la realtà e per uno studio della luce che affonda le radici nell'esperienza leonardesa, eserciterà una grande influenza su Caravaggio che proprio in questi primi anni di formazione entra in contatto anche con la pittura veneta.
E' a Roma però che Caravaggio si afferma come grande pittore. Nella bottega del Cavalier d'Arpino, artista tra i più affermati della Roma del tempo, Caravaggio dipinge soprattutto "fiori e frutti", soggetti tipici della pittura lombarda sul quale grazie agli anni di formazione milanese ha ormai maturato una certa esperienza. Il Bacchino malato e il Fanciullo con Canestro di Frutta sono opere di questo periodo nelle quali emerge la grande attenzione per i dettagli naturalistici insieme a uno studio approfondito dei rapporti di luce/ombre.
L'incontro con il Cardinal del Monte (avvenuto intorno al 1595) dà una svolta alla carriera e allo stile di Caravaggio. Sono questi gli anni di alcuni grandi capolavori: il suonatore di liuto, i bari, la Maddalena convertita, la Canestra di frutta e il Riposo nella fuga in Egitto, per citare solo i più noti.
Nel 1599 Caravaggio ottiene la commissione per la decorazione della Cappella Contarelli nella Chiesa di San Luigi dei Francesi. La Vocazione di San Matteo, San Matteo e l'angelo e il Martirio di San Matteo, riscuotono grande successo facendo aumentare la fama e le commissioni del maestro. Tra il 1600 e il 1606 Caravaggio è il pittore più richiesto a Roma. Nonostante questo continua a frequentare piazze, osterie e ad essere coinvolto in risse e ubriachezze. Nel maggio del 1606, durante i festeggiamenti per l'anniversario dell'elezione di Paolo V, uccide Ranuccio da Terni, membro di un'influente famiglia romana. Ha inizio così il lungo esilio del Caravaggio che, per sfuggire alla giustizia, sarà costretto a lasciare Roma per raggiungere prima Napoli e poi Malta (1608). Dipinge qui la grande tela della Decollazione di San Giovanni Battista destinata al nuovo l'oratorio dei cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, ordine di cui diverrà membro. 
Nuove turbolente vicende lo costringono però a scappare dall'isola maltese. La sua fuga tocca diverse città: Siracusa, Palermo, Messina e infine Napoli, dove trova protezione presso la famiglia Colonna. E' il 1610 e dopo pochi mesi, durante i quali dipinge la Negazione di San Pietro e due san Giovanni Battista, Caravaggio si imbarca alla volta di Roma sperando di ottenere la grazia da parte di Paolo V.
Nel luglio dello stesso anno Caravaggio raggiunge Porto Ercole in Toscana dove, per un improvviso attacco di febbre, muore all'età di trentanove anni.


Test KRPANO Chrome

Test KRPANO Chrome 2

Galleria degli Uffizi, Firenze

Opera

Autore: Agnolo di Cosimo detto Bronzino
Soggetto: Ritratto di Eleonora di Toledo con il figlio Giovanni
Datazione: 1545 circa
Tecnica: olio su tavola
Misure: 114 x 96 cm
Collocazione: Galleria degli Uffizi, Firenze

Quando Cosimo I de Medici commissione a Bronzino la decorazione della Cappella privata della moglie Eleonora di Toledo a Palazzo Vecchio, egli ha già al suo attivo opere importanti. Vasari ci informa che il Duca, vista la sua “capacità di ritrarre dal naturale quanto con più diligentia si può imaginare”, decide di affidargli i ritratti più importanti della famiglia tra cui quelli dei figli e della madre Maria Salviati. Il ritratto di Eleonora di Toledo con il figlio Giovanni, di gran lunga il più conosciuto, fu realizzato nel 1545 a Poggio a Caiano.
L'opera rappresenta una summa delle caratteristiche tipiche dei “ritratti di Stato”, filone inaugurato a Firenze dallo stesso Vasari: nobiltà, autocontrollo, severità. Sebbene qualunque sentimento risulti “congelato” in un'aristocratica compostezza, l'immagine sprigiona un singolare magnetismo concentrato proprio nel viso e negli occhi della protagonista. La bellezza della duchessa è sottolineata dal sontuoso abbigliamento, dall'acconciatura e dai gioielli a cui Bronzino riserva un'attenzione quasi maniacale. La figura è avvolta da un prezioso fondo blu lapislazzuli, lucente e compatto, interrotto solo sulla destra da un piccolo scorcio di paesaggio. Accanto alla madre la presenza del piccolo Giovanni, secondo figlio maschio destinato alla carriera ecclesiastica, sottolinea il significato del ritratto dinastico.

Ripresa fotografica

IMMAGINE
Dimensione: 4.841.312.064 pixel (63.456 x 76.294)
Profondità di colore: 16 bit per canale
Data scatti: Febbraio 2010
Numero di scatti: 256

ATTREZZATURE 
Fotocamera: Nikon D3X
Software di Acquisizione: Nikon Camera Control Pro 2
Software di Verifica e Postprocessing: Nikon Capture NX 2


CREDITS
Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Si ringrazia la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, la Direzione e il personale della Galleria degli Uffizi
- Riproduzione vietata -

Agnolo Bronzino (Firenze 1503 - 1572)

Agnolo di Cosimo di Mariano, conosciuto con l'appellativo di Bronzino forse per via del colore dei capelli, nasce a Firenze nel 1503.
La sua formazione, dopo un breve periodo di apprendistato, si compie principalmente nella bottega del Pontormo. Con il celebre pittore, conosciuto per il temperamento ribelle e scontroso, stringe un'amicizia da cui scaturisce un proficuo sodalizio artistico. I due lavorano insieme alla Certosa del Galluzzo e nella Cappella Capponi della Chiesa di Santa Felicita dove è ancora evidente lo sforzo imitativo dell'allievo nei confronti del maestro. Ben presto però Bronzino matura uno stile autonomo, caratterizzato da una personalissima stesura del colore: ad esempio nella bellissima Pietà con la Maddalena, citata dal Vasari, la composizione quasi classica denuncia già un allontanamento dall'orbita pontormiana.
Dal 1530 al 1532 Bronzino si reca a Pesaro alla corte dei duchi di Urbino, dove partecipa alla decorazione della Villa Imperiale e dipinge il Ritratto di Guidobaldo della Rovere. Di ritorno a Firenze, forte della fama e dell'esperienza maturate alla corte urbinate, Agnolo è di nuovo accanto al Pontormo che lo coinvolge nella decorazione delle ville medicee di Poggio a Caiano e Careggi. Ormai conosciuto nell'ambiente aristocratico fiorentino per lo stile colto ed elegante, affronta una lunga serie di commissioni, per lo più ritratti, genere nel quale si avvia ad eccellere.
Dopo il matrimonio di Cosimo I de' Medici con Eleonora di Toledo, il nome di Bronzino si lega indissolubilmente all'ambiente della corte medicea. Tra il 1540 e il 1545 si dedica alla decorazione della cappella privata della Duchessa a Palazzo Vecchio: agli affreschi del soffitto e delle pareti con le Storie di Mosè, si aggiunge una grande pala d'altare con la Deposizione di Cristo. Nel frattempo continua la fervida attività di ritrattista: nobili, intellettuali, mercanti... in pochissimo tempo Agnolo diventa l'interprete ufficiale della corte granducale la cui politica culturale mirava a restituire solidità ad uno Stato reduce da anni di violentissime crisi. Di questo periodo ricordiamo, oltre ai ritratti di alcuni esponenti della famiglia Medici, i due pendant con i coniugi Lucrezia e Bartolomeo Panciatichi, il Ritratto di Stefano Colonna, il Ritratto di Ludovico Capponi. L'attività poetica del Bronzino e la capacità di elaborazione intellettuale daranno luogo anche ad alcuni ritratti allegorici come quello di Andrea Doria come Nettuno e di Cosimo I de' Medici come Orfeo. .
Ma la completa maturazione dello stile si ha con le Madonne degli anni 1540-1550 in cui i modelli michelangioleschi trovano il loro compimento. La Venere e Cupido della National Gallery, forse uno dei dipinti più conosciuti di Bronzino, fu dipinta invece per il re di Francia Francesco I. Dai Medici arriva intanto un'altra importante commissione: la fornitura di venti cartoni per gli arazzi che dovevano decorare il salone dei Duecento a Palazzo Vecchio. 
Dopo alcuni viaggi a Pisa e a Livorno, secondo le esigenze della corte, l'attività inizia a decrescere. Lo stile è ormai cristallizzato in schemi fissi e il Vasari gradualmente lo sostituisce nel ruolo di pittore di corte.
Nel 1557 muore Pontormo, lasciando incompiuto il ciclo di affreschi nel coro della chiesa di San Lorenzo: Bronzino li porta a termine. Dopo aver dipinto due pale d'altare per la chiesa dei Cavalieri di Santo Stefano a Pisa su commissione di Cosimo de' Medici, all'età di sessantacinque anni Bronzino intraprende quello che può essere considerato il suo “testamento” artistico, l'affresco con il Martirio di San Lorenzo nell'omonima chiesa. L'affresco, a cui se ne doveva affiancare un secondo mai realizzato, è una sorta di manifesto estetico oltre che un tributo pubblico – come si evince dalla nudità e dai volumi scultorei dei corpi - all'opera di Michelangelo.
Il 23 novembre 1572 Bronzino muore lasciando tutti i dipinti e i disegni all'allievo Alessandro Allori.