Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di visita. Chiudendo questo banner acconsenti all’uso dei cookie.

Giotto di Bondone, Dio Padre (1303-1305)

Musei Civici agli Eremitani, Padova

“Immagine in altissima definizione attualmente non disponibile per la visione. Per informazioni scrivi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Opera

Autore: Giotto di Bondone
Soggetto: Dio Padre
Datazione: 1303-1305
Tecnica: tempera su tavola
Misure: 150x95 cm
Collocazione: Musei Civici agli Eremitani, Padova

La tavola raffigurante Dio Padre in trono era originariamente collocata nella parte superiore dell'arco trionfale della cappella degli Scrovegni.
Oggi è conservata presso i Musei Civici agli Eremitani di Padova ed è temporaneamente sostituita nella Cappella da una copia.
L'opera si inserisce all'interno della rappresentazione della Storia della Salvezza che si snoda tra gli affreschi della cappella: Dio Padre è raffigurato nell'atto di chiamare a sé l'arcangelo Gabriele per incaricarlo di scendere sulla terra ad annunciare alla Madonna che diventerà la madre del Salvatore.
La tavola era incernierata al muro e pertanto aveva originariamente una funzione di sportello: una sorta di finestra che veniva aperta nel corso delle particolari liturgie che ogni anno si tenevano all'interno della cappella in occasione della festa dell'Annunciazione.
La tavola è piuttosto danneggiata ma si può comunque cogliere l'intervento diretto di Giotto che dipinge con tratto veloce e sicuro il panneggio delle vesti e il volume della figura. Grande attenzione è posta poi nella decorazione in oro nelle bordure della veste e nella costruzione architettonica del trono la cui struttura evidenzia la forte l'influenza dell'arte classica e soprattutto dell'opera di Arnolfo di Cambio, citato direttamente da Giotto anche in numerosi particolari degli affreschi della Cappella.



Ripresa fotografica

IMMAGINE
Dimensione: 100.193.694 pixel (16.057 x 24.942)
Profondità di colore: 16 bit per canale
Data scatti: 17 dicembre 2008
Numero di scatti: 80

ATTREZZATURE 
Fotocamera: Nikon D3
Software di Acquisizione: Nikon Camera Control Pro 2
Software di Verifica e Postprocessing: Nikon Capture NX 2

CREDITS


Giotto di Bondone (Firenze 1267 - 1337)

Il cantiere della Cappella degli Scrovegni rappresenta un momento di svolta nel percorso pittorico di Giotto.
All'inizio della sua attività, dopo i primi contatti con Cimabue, Arnolfo di Cambio e la cultura artistica romana, Giotto prende parte alla decorazione della Basilica di San Francesco ad Assisi: in particolare la critica ha individuato nelle Storie di Isacco della navata della Basilica Superiore il primo intervento personale e autonomo di Giotto. Ma è nelle Storie di San Francesco dipinte nella parte inferiore della navata che Giotto si afferma come artista ormai indipendente e di chiara fama. Giotto lavora alle storie francescane tra il 1288, anno dell'elezione al soglio pontificio di Niccolò IV, primo papa proveniente dall'ordine francescano, e il 1297.
Il successo ottenuto ad Assisi gli permette di ottenere importanti commissioni a Roma, presso Bonifacio VIII, e anche a Firenze, dove la sua presenza è documentata nel 1301. Sono gli anni del Crocifisso di Santa Maria Novella, del Polittico di Badia degli Uffizi, del Crocifisso del Tempio Malatestiano di Rimini: in queste opere approfondisce l'uso del colore, del chiaroscuro, dei volumi delle figure in rapporto allo spazio maturando il linguaggio già innovativo sperimentato ad Assisi. Il culmine di questo cammino è la decorazione della Cappella degli Scrovegni a Padova.
Giotto vi lavora tra il 1303 e il 1305 e la critica è pressoché concorde nell'attribuire al Maestro sia l'ideazione della struttura compositiva che la realizzazione degli affreschi che occupano l'intera superficie della cappella. Nel corso di questa campagna decorativa Giotto dipinge anche la Pala con Dio Padre in Trono, incastonata nell'arcone della Cappella, e la Croce lignea oggi conservate nel Museo degli Eremitani. Chiuso questo cantiere, fa ritorno ad Assisi dove dipinge gli affreschi della Cappella della Maddalena nella Basilica Inferiore, prima di recarsi a Roma (intorno al 1311) dove lavora al mosaico raffigurante la Navicella degli Apostoli nell'atrio della Basilica di San Pietro.
Negli anni seguenti Giotto è chiamato presso le più importanti corti e famiglie italiane: a Napoli, presso la corte angioina e a Milano, dove lavora per Azzone Visconti. Gli ultimi grandi affreschi realizzati dal Maestro si trovano a Firenze nella basilica di Santa Croce: le Scene della vita di San Giovanni Evangelista e di San Giovanni Battista presso la Cappella Peruzzi e le Scene della vita di San Francesco sulle pareti della Cappella Bardi. Negli ultimi anni della sua vita Giotto si cimenta anche nella progettazione del Campanile di Santa Maria del Fiore, la cui costruzione iniziò nel 1334, tre anni prima della sua morte.