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IN PARTICOLARE, L'ULTIMA CENA
L'OPERA



L'ULTIMA CENA: PROGRAMMA ICONOGRAFICO E IMPIANTO COMPOSITIVO

Nell'ambito di un vasto programma di lavori voluto da Ludovico il Moro, Leonardo riceve tra il 1494 e il 1495 la commissione di decorare la sala del refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie. Coerentemente con i programmi iconografici tradizionali dei refettori domenicani l'apparato decorativo prevedeva la raffigurazione simbolica del momento dell'inizio e della fine della Passione di Cristo: l'Ultima Cena (sulla parete nord) e la Crocifissione (sulla parete sud). Giovanni Donato Montorfano realizza ad affresco il soggetto della Crocifissione, e verosimilmente i fregi decorativi con festoni delle due pareti maggiori della sala, mentre Leonardo viene incaricato di raffigurare l'Ultima Cena e le tre lunette sovrastanti che recano stemmi e scritte allusive ai membri della famiglia Sforza. Leonardo lavorerà tenendo conto di dipinti di analogo soggetto, realizzati a Firenze nel corso del Quattrocento da Andrea del Castagno e Domenico Ghirlandaio. Ciò che l'artista crea è una composizione armoniosa e fortemente equilibrata che ha il suo fulcro compositivo e narrativo nella figura di Gesù. Divide i personaggi in quattro gruppi simmetrici, due a destra e due a sinistra del Cristo, ciascuno composto di tre persone. Tale articolazione dell'insieme conferisce al dipinto un'estrema chiarezza e un forte senso di equilibrio compositivo. Lo spazio entro il quale i personaggi si animano viene rappresentato secondo il canone della prospettiva lineare e diviene, con Leonardo, straordinario strumento per una percezione illusoria dello spazio reale del refettorio che pare proseguire in quello ideale della superficie del dipinto. Tale percezione è acuita dall'utilizzo della luce che pone in ombra la parete sinistra e in luce quella di destra, facendo così coincidere la fonte luminosa del dipinto con quella reale proveniente dalle finestre del refettorio, oggi schermate per ragioni di conservazione, che un tempo illuminavano la Cena. Ciò che domina la scena è la magistrale rappresentazione della complessa psicologia dei personaggi, in una visione antropocentrica che riduce il mondo naturale a piccoli inserti paesaggistici sul fondo.


LA NATURA DELL'UOMO NELL'ULTIMA CENA

II momento che il dipinto rappresenta è quello immediatamente successivo al terribile annuncio di Gesù: «Uno di voi mi tradirà».
Dalle celebri parole che escono dalle labbra socchiuse del Cristo, e che preludono all'imminente tradimento, si propaga come un'onda che investe l'umanità degli Apostoli mentre si interrogano vicendevolmente sulla tragicità di quanto sta per avvenire. Le parole di Cristo agiscono sulle diverse disposizioni d'animo di ciascuno degli uomini che siede a tavola generando reazioni uniche e singolarissime.
Leonardo dunque, non raffigura il momento tradizionale, quello eucaristico cioè della benedizione del pane e del vino al termine del quale Gesù consegnerà a Giuda il pezzo di pane, gesto che lo identificherà come traditore, rendendolo individuabile anche agli occhi di chi osserva. Questa scelta ha di sicuro un carattere emotivamente più coinvolgente.
Il dialogo che Leonardo riesce a sviluppare è quello dei corpi e delle mani la cui gestualità loquace collega un gruppo all'altro. Questa scelta ha carattere di sicuro emotivamente più coinvolgente.
Uno degli assunti fondamentali della sua teoria artistica è: «Quando fai la tua figura», scrive, «pensa bene chi ella è e quello che tu vuoi che ella facci», argomentazione che attraversa tutto il suo Libro di Pittura e che troviamo in uno dei fogli preparatori per l'Ultima Cena.
Significa che nel rappresentare una figura occorre da un lato, tenere conto della sua natura, della sua indole, dall'altro riuscire a esprimere con la sua postura e i movimenti lo stato d'animo che in quel momento essa vive.
Nell'Ultima Cena abbiamo più individui che reagiscono a uno stesso evento: l'annuncio del tradimento, emozioni quali incredulità, inquietudine, paura, sospetto vengono espresse in differenti modalità in ragione del temperamento di chi le manifesta.
Tutte le fonti concordano nel testimoniare l'intensità del lavoro di Leonardo sulla prodigiosa varietà di espressioni, età ed attitudini che l'artista seppe dare a ciascuno dei commensali e i numerosi disegni di studio pervenutici lo confermano.
L'artista utilizza come fonti per la costruzione della personalità degli Apostoli non solo i Vangeli ma anche la ricca tradizione agiografica (ad esempio la diffusa Vita de' santi del monaco Niccolò Malermi), a cui aggiunge un intenso lavoro di verifica basato sui suoi studi di anatomia e fisiognomica e sull'osservazione del reale. Alla fine del Cinquecento, l'Armenini, racconta che penò mesi prima di dipingere il traditore, non riuscendo a trovare «testa di naturale che rassomigliasse» a un tale degenerato esempio di umanità.


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