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Giotto di Bondone, Cristo crocifisso (1303-1305)

Musei Civici agli Eremitani, Padova

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Opera

Autore: Giotto di Bondone
Soggetto: Cristo crocifisso
Datazione: 1303-1305
Tecnica: tempera su tavola
Misure: 223 x 164 cm
Collocazione: Musei Civici agli Eremitani, Padova

La preziosa Croce lignea, oggi conservata presso i Musei Civici agli Eremitani di Padova, era in origine posizionata tra l’abside e la navata della Cappella degli Scrovegni. Essa era infatti parte integrante della ricca decorazione della chiesa e anche dal punto di vista stilistico presenta numerosi richiami agli affreschi della cappella di cui probabilmente è contemporanea. 
La preziosa tavola è bordata da una ricca cornice intagliata che, agli estremi, si apre in riquadri polilobati in cui vengono dipinti la Madonna, San Giovanni e nella parte superiore Dio Padre benedicente. La figura di Cristo crocifisso si staglia al centro, con la testa leggermente inclinata in avanti: Giotto dipinge con grande attenzione i lineamenti del viso e l'anatomia del corpo ma è la luce a definire i volumi attraverso un morbido chiaroscuro.
La disperazione nei gesti della Madonna e di San Giovanni richiama da vicino le scene di dolore della Passione di Cristo dipinte nella cappella ed è simbolo di quella religiosità commossa e partecipe che Giotto ricerca continuamente nella sua opera. 
Il retro della Croce è molto rovinato ma è possibile ancora leggere parte della decorazione. Al centro della tavola è dipinto il tondo con la raffigurazione dell'Agnello mistico. Sul retro dei quattro polilobi della Croce si trovano invece altrettanti tondi con i simboli degli Evangelisti. Le dimensioni della Croce di Padova sono assai ridotte rispetto ai precedenti fiorentini di Giotto e Cimabue: le piccole dimensioni e l'abbondante uso di oro e intarsi ne fanno un piccolo gioiello destinato ad impreziosire la già ricca decorazione della Cappella degli Scrovegni. 





Ripresa fotografica

IMMAGINE
Dimensione: 1.142.220.429 pixel (29.743 x 38.403)
Profondità di colore: 16 bit per canale
Data scatti: 17 dicembre 2008
Numero di scatti: 80

ATTREZZATURE
Fotocamera: Nikon D3
Software di Acquisizione: Nikon Camera Control Pro 2
Software di Verifica e Postprocessing: Nikon Capture NX 2


CREDITS


Giotto di Bondone (Firenze 1267 - 1337)

Il cantiere della Cappella degli Scrovegni rappresenta un momento di svolta nel percorso pittorico di Giotto.
All'inizio della sua attività, dopo i primi contatti con Cimabue, Arnolfo di Cambio e la cultura artistica romana, Giotto prende parte alla decorazione della Basilica di San Francesco ad Assisi: in particolare la critica ha individuato nelle Storie di Isacco della navata della Basilica Superiore il primo intervento personale e autonomo di Giotto. Ma è nelle Storie di San Francesco dipinte nella parte inferiore della navata che Giotto si afferma come artista ormai indipendente e di chiara fama. Giotto lavora alle storie francescane tra il 1288, anno dell'elezione al soglio pontificio di Niccolò IV, primo papa proveniente dall'ordine francescano, e il 1297.
Il successo ottenuto ad Assisi gli permette di ottenere importanti commissioni a Roma, presso Bonifacio VIII, e anche a Firenze, dove la sua presenza è documentata nel 1301. Sono gli anni del Crocifisso di Santa Maria Novella, del Polittico di Badia degli Uffizi, del Crocifisso del Tempio Malatestiano di Rimini: in queste opere approfondisce l'uso del colore, del chiaroscuro, dei volumi delle figure in rapporto allo spazio maturando il linguaggio già innovativo sperimentato ad Assisi. Il culmine di questo cammino è la decorazione della Cappella degli Scrovegni a Padova.
Giotto vi lavora tra il 1303 e il 1305 e la critica è pressoché concorde nell'attribuire al Maestro sia l'ideazione della struttura compositiva che la realizzazione degli affreschi che occupano l'intera superficie della cappella. Nel corso di questa campagna decorativa Giotto dipinge anche la Pala con Dio Padre in Trono, incastonata nell'arcone della Cappella, e la Croce lignea oggi conservate nel Museo degli Eremitani. Chiuso questo cantiere, fa ritorno ad Assisi dove dipinge gli affreschi della Cappella della Maddalena nella Basilica Inferiore, prima di recarsi a Roma (intorno al 1311) dove lavora al mosaico raffigurante la Navicella degli Apostoli nell'atrio della Basilica di San Pietro.
Negli anni seguenti Giotto è chiamato presso le più importanti corti e famiglie italiane: a Napoli, presso la corte angioina e a Milano, dove lavora per Azzone Visconti. Gli ultimi grandi affreschi realizzati dal Maestro si trovano a Firenze nella basilica di Santa Croce: le Scene della vita di San Giovanni Evangelista e di San Giovanni Battista presso la Cappella Peruzzi e le Scene della vita di San Francesco sulle pareti della Cappella Bardi. Negli ultimi anni della sua vita Giotto si cimenta anche nella progettazione del Campanile di Santa Maria del Fiore, la cui costruzione iniziò nel 1334, tre anni prima della sua morte.