Immagine
Dimensione: 9.851.873.088 pixel (149.307 x 65.984)
Profondità di colore: 16 bit Per Channel
Scatti: eseguiti il 15 febbraio 2007
Numero di scatti: 1.188
Calcolo
CPU: 4 X AMD OpteronTM 885 Dual Core 64bit
RAM: 16 Gigabyte
Dischi: 1.8 Terabyte
Attrezzature
Corpo Macchina: Nikon D2X
Lente: AF VR Zoom-Nikkor 80-400mm f/4.5-5.6D ED
Software di Acquisizione in Tempo Reale: Nikon Camera Control Pro
Software di Verifica e Postprocessing: Nikon Capture NX
Testa Panoramica Motorizata: CLAUSS Rodeon VR
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La Chiesa di St. Ignazio di Loyola è una proprietà del
Fondo Edifici di Culto (FEC)
Direzione Centrale del Ministero dell'Interno
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Autore: Andrea Pozzo
Soggetto: Gloria di Sant'Ignazio
Datazione: 1691-1694
Tecnica: affresco
Misure: 17x35 metri
Collocazione: Chiesa di Sant'Ignazio, Roma
La volta della chiesa di Sant'Ignazio a Roma viene affrescata da Andrea Pozzo tra il 1691 e il 1694. Nella stessa chiesa l'artista aveva in precedenza dipinto la straordinaria finta cupola della zona absidale (visibile sul lato sinistro dell'immagine) che, grazie al sapiente uso degli strumenti della prospettiva, permetteva di ampliare molto lo spazio reale della chiesa. Lo stesso espediente viene utilizzato per la decorazione della volta della navata, dove Andrea Pozzo dipinge la Gloria di Sant'Ignazio, riprendendo il tema classico dell'apoteosi per celebrare il fondatore della Compagnia di Gesù.
La scena è ambientata in un tempio celeste classicheggiante, totalmente aperto verso l'alto dove si svolge l'azione principale: Sant'Ignazio è accolto in cielo dalle tre Persone della Trinità, immerse in una luce abbagliante. Dio Padre, la colomba dello Spirito Santo e soprattutto la figura di Cristo, essendo poste nel punto più alto della cupola ideale, sono rappresentati in modo sommario, con pochi tratti, accentuando l'idea che si trovino a grande distanza da chi guarda. Dal petto di Sant'Ignazio si irradiano fasci di luce che raggiungono le allegorie dei quattro continenti poste sui lati: tale rappresentazione è simbolo della vocazione missionaria dell'Ordine dei Gesuiti, cui fa riferimento anche l'iscrizione sul lato sinistro della volta. Qui infatti Andrea Pozzo dipinge un gruppo di angeli che regge un cartiglio con la scritta: "Ignem veni mittere in terram", che richiama appunto la diffusione in tutta la Terra del fuoco del Vangelo attraverso l'opera dei Gesuiti.
Sul lato destro della volta di Sant'Ignazio un angelo alimenta un grande braciere, il cui fuoco allo stesso tempo illumina la strada dei bisognosi e caccia i malvagi dalla visione celeste.
Le figure della volta sono dipinte con grande attenzione al colore e ai passaggi di luminosità. La luce infatti contribuisce in modo determinante alla creazione di quel senso di vertigine che Andrea Pozzo voleva appunto suscitare nello spettatore. Per far questo si serve di un espediente tecnico: sul pavimento della navata si trovano due dischi di bronzo che indicano i punti esatti da cui osservare al meglio la finta architettura e poter così apprezzare la nuova spazialità della volta. In questo modo però Andrea Pozzo svela tutta la finzione della sua costruzione architettonica in quanto dimostra che l'inganno "funziona" solo se osservato da un punto preciso.
Osservando la volta dal basso si ha l'impressione di trovarsi al centro di un cortile totalmente aperto nella parte superiore ma anche verso i lati mediante gli archi, che sembra trascinare chi guarda verso l'alto, rendendolo definitivamente parte della scena.
Andrea Pozzo
Nacque a Trento il 30 novembre 1642 e concluse la propria vita a Vienna il 31 agosto 1709. Straordinariamente versatile, fu architetto, decoratore, pittore, teorico dell'arte e una figura significativa del tardo Barocco. La vita di questo artista non si discosta dalla cronaca dei suoi colleghi: attività multipla con numerosi e frequenti spostamenti per operare in molte città del nord Italia.
Nel 1665 si sposta a Milano, dove, presso la chiesa di San Fedele, entra nella Compagnia di Gesù, alle cui glorie celebrative sarà legata quasi l'intera sua produzione artistica: non scelse la via dell'Ordinazione sacerdotale (connotata con il titolo di padre) e rimase fratello seguendo l'antica divisione monacale che sant'Ignazio di Loyola continuò nella Compagnia.
A Mondovì nel 1676 affresca la chiesa di San Francesco Saverio, detta poi della Missione, lavoro che lo occupa per due anni. In questi lavori è possibile gustare già tutti i presupposti della sua visione figurativa e prospettica, tutte le arditezze e stravaganze che caratterizzarono la sua copiosa produzione e che troveranno la massima espressione nel periodo romano.
Nel 1681 viene chiamato a Roma dal generale della Congregazione. Lo scopo della convocazione era legato al completamento degli affreschi del corridoio della Casa Professa, lavoro lasciato incompleto dal Borgognone. A Roma il nostro artista rimase quasi un ventennio, fino al 1702, ed ebbe modo di approfondire i suoi studi sulla prospettiva e perfezionare la sua tecnica pittorica, dando vita, grazie alla sua grande perizia e al suo estro, a veri e propri capolavori.
Certamente il lavoro che più lo impegnò e lo ha consegnato ai posteri come figura rappresentativa del Barocco romano fu la realizzazione degli affreschi nel soffitto della navata della chiesa di Sant'Ignazio, culmine della sua incessante ricerca prospettica e figurativa, espressione dell'ormai raggiunta maturità artistica: sul soffitto piatto della chiesa realizzò in pittura prospettica delle architetture illusorie che, dilatando il campo visivo, incorniciano l'icona più espressiva dello spirito missionario di due secoli di storia della famiglia Gesuita. I suoi capolavori romani hanno influenzato a lungo lo stile della decorazione interna delle chiese del tardo barocco nell'Europa cattolica.
Gli anni romani vedono l'artista impegnato anche a raccogliere il frutto dei suoi lunghi ed elaborati studi prospettici, che lo annoverano anche tra i migliori architetti del suo tempo. Famoso è il suo trattato Perspectiva pictorum et architectorum, scritto tra il 1693 e il 1698 e pubblicato in due volumi. In questo trattato ha presentato le istruzioni per dipingere prospettive architettoniche ed insiemi di regola. Il lavoro fu uno dei primi manuali sulla prospettiva per artisti e architetti ed è stato tradotto dagli originali latino e dall'italiano in numerose lingue, quali francese, tedesco, inglese e, grazie ai Gesuiti, cinese.
Su invito di Leopoldo I all'inizio del XVIII secolo si recò a Vienna, dove lavorò per il sovrano, la corte, il principe Johann Adam von Liechtenstein e vari ordini religiosi e chiese. Alcune delle sue mansioni erano decorative e di carattere occasionale (scenari per chiese o teatri) e presto furono distrutti. Nel 1703 dipinge la falsa cupola nella Chiesa dei Gesuiti. Il suo lavoro più significativo a Vienna è il monumentale affresco del soffitto del palazzo del Liechtenstein, un un trionfo di Ercole, che, secondo le fonti, fu molto ammirato dai contemporanei. Le sue composizioni di dipinti d'altare e di affreschi illusori dei soffitti hanno avuto molti seguaci in Ungheria, Boemia, Moravia e in Polonia.
La chiesa di Sant'Ignazio fa parte del complesso del Collegio Romano dei Gesuiti, luogo centrale dell'Ordine per la formazione dei giovani missionari, fondato nel 1551 da Sant'Ignazio di Loyola. La chiesa venne costruita a partire dal 1626 per sostituire la precedente cappella del Collegio, ormai troppo piccola per soddisfare le necessità di un'istituzione che all'inizio del XVII secolo contava centinaia di studenti. All'interno Andrea Pozzo dipinge, oltre alla grande volta della navata con la Gloria di Sant'Ignazio, la finta cupola che sovrasta il presbiterio e, nella zona absidale, alcune scene della vita di Sant'Ignazio. In queste opere ciò che colpisce è la grande abilità dell'artista nel ricostruire architetture e scorci tridimensionali su superfici quasi perfettamente piatte. Le ricerche scientifiche fatte dai grandi studiosi dell'Ordine sono fondamentali in questo senso per Andrea Pozzo. Le regole prospettiche adottate per la resa delle architetture all'interno della chiesa di Sant'Ignazio sono infatti il frutto della cultura in cui Andrea Pozzo è immerso. Grandi personaggi animano il clima culturale della Roma del XVI-XVII secolo, negli stessi anni in cui acquistano sempre più importanza le teorie in campo scientifico elaborate da studiosi del calibro di Galileo Galilei, Giovanni Keplero e Giovanni Alfonso Borelli. Si spiega così l'eccezionale diffusione di trattati, alcuni dei quali nati all'interno proprio del Collegio Romano, che teorizzano con regole matematiche e geometriche ciò che sarà poi applicato praticamente nella decorazione di Sant'Ignazio. I dipinti di Andrea Pozzo se da un lato celebrano la forza evangelizzatrice nel mondo dei missionari gesuiti, dall'altro diventano essi stessi esempio e manifestazione della grande opera culturale portata avanti dalla Compagnia di Gesù, attraverso i suoi scienziati, i suoi studiosi e anche, come in questo caso, attraverso i suoi artisti.
1.Trinità (centro)
Le tre persone della Trinità sono raffigurate al centro della volta. Andrea Pozzo immerge le figure in una luce abbagliante che fa quasi scomparire le fisionomie dei volti che vengono realizzati con veloci e sintetiche pennellate.
2.Quadrettatura (sopra la Trinità)
Nel cielo intorno alle figure poste al centro sono ancora visibili le linee incise della quadrettatura utilizzata da Andrea Pozzo per costruire l'impianto spaziale dell'affresco e ingrandire gli studi preparatori.
3.Quattro Continenti: Europa
L'Europa è raffigurata come una donna, bionda e con la carnagione chiara, che regge in una mano una sfera e nell'altra uno scettro. L'animale ad essa associato è il cavallo, rappresentato alle sue spalle vicino a una coppia di putti che sorreggono un cesto di frutta. Si noti il fitto tratteggio utilizzato da Andrea Pozzo per la resa delle ombre, in particolare sulla mano sinistra della donna.
4.Quattro Continenti: America
Il continente americano è rappresentato da una guerriera indiana armata di lancia e frecce. Indossa il tipico copricapo di piume degli Indiani d'America ed è accompagnata da due animali: un puma e una coloratissima ara.
5.Quattro Continenti: Asia
Due schiavi incatenati sorreggono l'allegoria dell'Asia. Si tratta si una donna dalle ricche vesti decorate con perle e pietre preziose, che con un braccio alzato si volge con lo sguardo ad ammirare la gloria di sant'Ignazio. L'animale raffigurato insieme a lei è un docile cammello, il cui manto è reso mediante spugnature di colore più scuro.
6.Quattro Continenti: Africa
L'Africa è raffigurata come una regina dalla pelle scura, rappresentata nell'atto di sottomettere un coccodrillo. Tiene in mano una zanna di elefante e indossa ricchi gioielli: i colori chiari dell'oro e delle perle del diadema e del bracciale, contrastano fortemente con il colore della pelle della donna che fissa lo sguardo penetrante sullo spettatore che osserva la scena.
7.Finte sculture (spazio tra Asia e Africa)
Una serie di puttini che richiamano le diffusissime decorazioni in gesso delle chiese barocche, è dipinta lungo le cornici della finta architettura insieme a motivi vegetali di foglie e frutti. Tra le figure dei continenti si trovano anche alcuni medaglioni che imitano bassorilievi classici impreziositi da un tratteggio d'oro per la resa delle ombre.
8.Scorci (figura in alto a destra dell'Asia)
Andrea Pozzo è molto abile nella resa degli scorci. Anche le figure infatti devono essere rappresentate prospetticamente, in accordo con una visione dal basso. Così alcuni personaggi seduti lungo le cornici del tempio celeste mostrano perfettamente la pianta dei piedi, mentre il resto della gamba viene rappresentato totalmente di scorcio.
9.Monogramma di Cristo
La sigla IHS, abbreviazione del nome di Cristo in greco, viene adottata dai Gesuiti come proprio simbolo. Qui è raffigurata all'interno di uno specchio ustorio, capace cioè di produrre una fiamma per mezzo della rifrazione della luce. Si tratta della fiamma della Fede, che nell'affresco viene accesa direttamente dai raggi provenienti dal cuore di Sant'Ignazio che si riflettono nello specchio.
10.Iscrizione
Ai lati della volta è dipinta l'iscrizione scelta da Andrea Pozzo per rappresentare l'attività missionaria dei Gesuiti. Si legge infatti da un lato:
"Ignem veni mittere in terram"; dall'altro:
"et quid volo nisi ut accendatur" («Sono venuto a portare il fuoco sulla Terra; e come vorrei che fosse già acceso», Luca 12,49).
11.S. Francesco Saverio
Andrea Pozzo raffigura nella volta, insieme a Sant'Ignazio, alcuni missionari Gesuiti. Spicca tra tutti, in prossimità della rappresentazione dell'Asia, il ritratto di San Francesco Saverio, patrono delle Missioni, che si spinse nella sua attività di evangelizzatore fino all'India e a Taiwan.
Importanti notizie per la comprensione dell'opera di Andrea Pozzo si ricavano dalle pagine del Perspectiva pictorum et architectorum, il trattato scritto dall'artista tra il 1693 e il 1698. In quest'opera fondamentale per gli studi della pittura del Settecento, vengono illustrate le principali regole matematiche e scientifiche per la realizzazione di prospettive architettoniche. Al suo interno lo stesso Andrea Pozzo descrive l'iconografia della decorazione della volta di Sant'Ignazio:
"Mentre la prima volta si stampava questo mio libro non avevo ancora perfezzionata la pittura della volta di S. Ignazio. Perciò in quello vi proposi la sola architettura di essa. Eccovi ora il disegno di tutta l'Opera. Ed acciocchè meglio intendiate il significato di tutte le figure, aggiungo qui una breve descrizione di esso. La mia idea di questa pittura fu di rappresentare le opere di S. Ignazio, e della Compagnia di Gesù in dilatare per il Mondo la Fede Cristiana. In primo luogo abbracciai tutta la volta con un Edifizio in Prospettiva. Poi in mezzo ad esso dipinsi le tre Persone della Santissima Trinità; dal petto di una delle quali, cioè del Figlio Umanato esce un nembo di raggi che che va a ferire il cuore di S. Ignazio, e quindi il riflesso si sparge per le quattro parti del Mondo dipinte in sembianza di Amazzoni, che premono il dorso di mostri feroci, cioè dei Vizj, da quali derano state tiranneggiate. Vicino a queste vedonsi gli Uomini Apostolici della Compagnia corteggiati da diversi Popoli da loro convertiti alla fede. Quei secolari, che vedete nelle due estremità della Volta, rappresentano il Zelo di S. Ignazio, il quale nel mandare i suoi Compagni a predicare l'Evangelio dice loro: "Ite, incendite, inflammate omnia"; verificandosi in lui il detto di Cristo: Ignem veni mittere in terram, et quid volo nisi ut accendatur: Quelli, che stanno ivi attorno, sono gli Angeli tutelari delle Nazioni. Alcuni de' quali arroventano in questo foco le spade, per atterrare i Vizj, che qui si vedono in sembianza umana o accesi di sdegno, o pallidi per il timore. Altri estinguono con le onde sacre l'Amore profano, ed accendono con questo fuoco il divino. Le altre figure, che occupano tutto ciò che vi restava di vuoto, o sono simboli di questo incendio divino presi dalla Sacra Scrittura, o sono imagini delle virtù di S. Ignazio, o finalmente sono ornamenti dell'Opera, tutti però allusivi all'Idea propostami, come da voi stesso potrete intendere."